Bugie Popolari Vicentine: dove e come nascono

La scelta della mia persona come giornalista, unico, da audire presso la Commissione regionale di inchiesta sulle banche venete ha fatto nascere il libro dossier “BPVi. Bugie Popolari Vicentine” ora agli atti di quella Commissione  (clicca qui per acquistarlo online ) oppure vai su Amazon.it oppure in edicola, in libreria o preso la  sede dell’editore in strada Marosticana n. 3 a Vicenza). Vi propongo la presentazione del lavoro mio e della mia redazione e capirete se vale la pena leggerlo. Grazie…

Il 30 marzo 2018 mi arriva una Pec dalla “Commissione d’inchiesta sui gravi fatti riguardanti il sistema bancario in Veneto” con oggetto: «Audizione presso Commissione d’inchiesta sui gravi fatti riguardanti il sistema bancario in Veneto istituita con deliberazione del Consiglio regionale del Veneto n. 205 del 21 dicembre”. In fondo alle premesse e potendo la Commissione audire anche “conoscitori e studiosi del fenomeno della grave crisi degli ex istituti bancari del Veneto” nella lettera era scritto

“In ragione del compito istituzionale attribuitole, la Commissione ritiene d’interesse riceverla in audizione – per la conoscenza che Lei ha del fenomeno e per aver Lei pubblicato il volume “Vicenza. La città sbancata”- il giorno venerdì 13 aprile 2018, alle ore l0.30 – presso la sede del Consiglio regionale del Veneto, Palazzo Ferro-Fini, San Marco, 2322 – 30124 Venezia. Il Suo intervento potrà vertere sulle eventuali responsabilità della stampa locale rispetto agli effetti della grave crisi, seguita dalla fine della Banca Popolare di Vicenza. Le osservazioni scritte che volesse proporre all’attenzione della Commissione, potranno essere presentate il giorno dell’incontro…».
Mi preparo all’importante appuntamento con, misto all’ormai congenito senso di tristezza per i 118.000 soci truffati, la gran parte risparmiatori inconsapevoli, un certo orgoglio professionale, lo confesso, per essere l’unico giornalista audito (salvo aggiunte postume…) pur se memore di quanto accaduto il 21 ottobre 2016. Quel giorno ero “sbarcato” a Palazzo Ferro Fini, per la prima volta invitato ufficialmente in Regione per presentare proprio il libro che ora mi era valso l’invito all’audizione. Ebbene, così si legge su VicenzaPiu.com, «l’11 ottobre 2016 l’omertà ufficiale che impera a Palazzo Trissino e a Palazzo Nievo a Vicenza è stata rotta dalla presentazione ufficiale di «Vicenza. La città sbancata” in Regione Veneto nella prestigiosa sala Cuoi di Palazzo Ferro Fini concessa dal Consiglio regionale, rappresentato al tavolo dei relatori, in cui sedeva Giovanni Coviello, nostro direttore e autore insieme alla nostra redazione del libro testimonianza del drammatico flop della Banca Popolare di Vicenza, dal suo presidente Roberto Ciambetti e dall’ideatore dell’evento, il Consigliere regionale Maurizio Conte, che ha coordinato la commissione d’inchiesta sui disastri delle due ex popolari venete. Ma se la sala era piena di capigruppo, assessori, consiglieri e associazioni e funzionari c’è stato chi ha provato a oscurare l’unica testimonianza “organica” e storica delle malefatte che hanno impoverito decine di migliaia di soci risparmiatori della BPVi (e, con modalità simili, di Veneto Banca), che ora, anche grazie allo “stimolo” regionale, sta sollecitando l’interesse di vari movimenti e comitati politici vicentini a “replicare” l’evento veneziano… Chi fosse la persona così spaventata dalla sua presenza da volerla impedire non interessava Giovanni Coviello, impegnato a raccontare quello che moltissimi tra i giornalisti e i politici vicentini mai hanno raccontato a lettori ed elettori ed ancora oggi evitano accuratamente di commentare sul sistema che gravitava e, evidentemente, ancora gravita intorno a Gianni Zonin».
Chi aveva provato ad impedire la presentazione? Attingo sempre dalla cronaca di quell’11 ottobre 2016: «… per rispetto di lettori ed elettori ma anche per rispondere a una chiara intimidazione, noi che di minacce ne subiamo e ne rispediamo al mittente di ben più pesanti, ora raccontiamo tutto, partendo dalla mail che la signorina Elena Donazzan, assessore all’istruzione, alla formazione, al lavoro e pari opportunità del Veneto” e spesso definita (all’epoca, ndr) come la “pupilla” di Luca Zaia, ha inviato il 10 ottobre a tutti i membri della giunta regionale e del consiglio regionale: “Pregiatissimi colleghi, apprendo che l’11 ottobre il Consiglio Regionale del Veneto ospiterà la presentazione di un libro del sig. Giovanni Coviello, con l’introduzione del Consigliere Segretario e su invito del Presidente. Devo evidenziare che il sig. Coviello è stato condannato (decreto penale di condanna del 28.12.2015 emesso dal GIP presso il Tribunale di Vicenza non opposto e pertanto irrevocabile) per il reato di diffamazione aggravata nei miei confronti; e ciò in relazione ad affermazioni relative al mio operato quale Assessore Regionale. Mi sorprende pertanto che al medesimo sia concessa, per le proprie iniziative commerciali, una cornice istituzionale così prestigiosa. Lascerei ad ognuno di Voi le dovute considerazioni in merito. Cordialmente, Elena Donazzan”».
Detto che quella condanna (750 euro…) nulla aveva a che fare con il suo «operato da assessore», di cui ci stiamo invece occupando da tempo con un’inchiesta giornalistica che riferisce di indagini in corso da parte della Guardia di Finanza, anche in questo caso “minacciati” come ai tempi dei nostri articoli su Zonin & c., ma si riferiva alle nostre critiche dure al turpiloquio e al razzismo che notoriamente caratterizza il comportamento e l’eloquio della signorina, neanche ci opponemmo alla “condanna”, come la Donazzan stessa ricordava nella sua mail contro il dossier sulla BPVi, visto che quella condanna ci pareva tanto un’altra medaglia al nostro lavoro.
Ricordavamo il 30 marzo 2018, come dicevamo, il tentativo abortito di censura contro il nostro libro “commerciale”, ma eravamo orgogliosi che proprio quel libro ci fosse valsa l’audizione «per la conoscenza che Lei ha del fenomeno e per aver Lei pubblicato il volume “Vicenza. La città sbancata”».
Bene, anzi no. Perché come venimmo a sapere la mattina dell’11 ottobre 2016 dell’intervento a gamba tesa di Donazzan (non voleva che i cittadini e quelli veneti in particolare leggessero le malefatte dei vertici bancari vicentini da tempo da noi denunciate e ora a loro imputate anche giudiziariamente?) all’immediata vigilia dell’audizione del 13 aprile 2018 siamo venuti a conoscenza, in fondo siamo giornalisti curiosi, che c’era stato un ancora più pesante tentativo di bavaglio contro di noi e, peggio, contro la “Commissione d’inchiesta sui gravi fatti riguardanti il sistema bancario in Veneto”: telefonate con annesse minacce di querele, se non avessero impedito l’audizione o, se almeno, non ne avessero cambiato il tema, sarebbero arrivate anche a una parte dei piani alti di palazzo Ferro Fini e della Commissione stessa da parte di esponenti di livello dell’informazione e di chissà chi altri. Gli atti e le eventuali conclusioni relative non ci sono noti ma apprezziamo che la richiesta di “approfondimenti” sulle pressioni avanzata ufficialmente dal segretario della commissione, Sergio Berlato, e subito fatta sua dalla presidente Giovanna Negro sia stata approvata, assenti all’audizione il vicepresidente Antonio Guadagnini, il pentastellato Simone Scarabel e Maurizio Conte, dai commissari presenti, cioè, oltre a Negro e Berlato, Piero Ruzzante, Luciano Sandonà, Claudio Sinigaglia e Franco Gidoni.
Il tema da me affrontato, dopo questo “intoppo”, in quasi due ore di audizione è stato quello (modificato?) della cronaca della crisi della Banca Popolare di Vicenza.
Alla commissione, che abbiamo ringraziato all’inizio del nostro intervento anche per la determinazione mostrata nel proseguire i suoi lavori sulla stampa locale durante la crisi BPVi nonostante il precedente caso Donazzan dell’11 ottobre 2016, di cui abbiamo fornito copia della sua mail perché fosse messa agli atti, e il tentativo di “aborto procurato” del 13 aprile 2018 sventato in base alla legge “naturale” del diritto/dovere all’informazione, abbiamo riferito i punti salienti della cronaca e dell’analisi dei fatti così come raccontata, e spesso anticipata grazie ad un lavoro certosino e tenace oltre che rischioso, dai nostri articoli pubblicati su VicenzaPiù dal 13 agosto 2010 fino al 2015, quando il crac in arrivo fu chiaro, e poi raccolti in “Vicenza. La città sbancata”. Ma ai commissari abbiamo anche sottolineato come le cronache, durante l’avvenire dei fatti, possano essere più di una e anche diverse o contrastanti per svariati motivi.
Per dimostrare ciò abbiamo depositato agli atti della Commissione, che ben volentieri lo ha accettato, un dossier su un’ampia scelta di articoli (con titoli, sommari, occhielli ed estratti) pubblicati nello stesso periodo dal Giornale di Vicenza, il quotidiano locale per antonomasia di proprietà di Confindustria Vicenza e diretto all’epoca da Ario Gervasutti con Giuseppe Zigliotto, il presidente dell’associazione datoriale, membro del Cda di BPVi dal 2003, ora imputato con Gianni Zonin & C. nel processo in corso, e ai tempi ufficialmente incaricato di tenere i rapporti col direttore.
“BPVi. Bugie Popolari di Vicenza” vi propone la lettura di quel dossier senza commenti dopo questa prefazione, lunga ma necessaria per capire l’ambito complesso se non pericoloso in cui opera chi, in alternativa, voglia fare informazione libera e indipendente. Nel retro di questo libro è indicato il modo per avere una copia digitale di “Vicenza. la città sbancata”, esaurito nelle librerie ma acquistabile a solo 99 centesimi da chi avrà tra le sue mani “BPVi. Bugie Popolari Vicentine”.
La storia dimostra quale delle due cronache fosse quella più veritiera ma leggere questo dossier sarà utile anche ad avvocati e giudici per capire il contesto in cui i lettori risparmiatori prendevano le loro decisioni di acquisto e sottoscrizione di titoli o di non vendita delle azioni stesse della ex Popolare vicentina. Ma servirà soprattutto ai risparmiatori, che hanno perso quello che avevano affidandolo alla banca locale, a recuperare per lo meno un po’ di fiducia in se stessi perché non erano sciocchi creduloni ma persone che hanno deciso sulla base di fake news diffuse dalla BPVi tramite l’informazione locale, quella sì ingenua…

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