Fiat lux: il cardinale Conrad Krajewski fa salire il debito del Vaticano con lo Stato a 4 miliardi e 300.000 euro

Il cardinale Konrad Krajewski tra i poveri.
Il cardinale Conrad Krajewski riattiva la luce elettrica nello stabile occupato ed è così che ha guadagnato le copertina dei giornali, cartacei e online, e dei Tg di tutto il mondo il cardinale elemosiniere del Papa (si chiama così chi è a capo dell’Elemosinerai Apostolica che ha il compito di esercitare la carità verso i poveri a nome del papa) di Papa Francesco che ha riattaccato i contatori della luce nell’edificio di via Santa Croce in Gerusalemme in cui vivono 420 persone abusivamente dall’ottobre 2013.

 

Di sicuro è stato un grande gesto quello del cardinale che, prima di riattaccare la corrente aveva chiamato la Prefettura e il Comune avvisando di quello che stava per fare: calarsi nella cabina elettrica per ripristinare la luce, staccata per 300.000 euro di bollette dell’edificio occupato non pagate all’Acea , lasciando, comunque, “sui contatori il suo biglietto da visita perché fosse chiaro chi avesse compiuto il gesto“.

Bellissimo e umanissimo gesto quello cardinale Conrad Krajewski, per carità!, e non c’è alcuna ironia in questa interiezione, ma, se poi il Vaticano non pagherà i 300.000 euro dovuti, questo nuovo debito si aggiungerà agli almeno 4 miliardi di euro che gli Enti religiosi già devono allo Stato italiano per l’Ici non pagata nonostante anche sentenze europee al riguardo.

E con 4 miliardi di più in cassa, lo Stato italiano, caro cardinale, potrebbe pagare 13.333 volte le bollette di 420 poveracci tipo quelli per cui Lei ha reso reale il suo “fiat lux” e non riattaccare solo la luce in via Santa Croce in Gerusalemme con un gesto umano ma illegale.

È così, soprattutto, caro cardinale, che si rispettano centinaia di migliaia o milioni di cittadini, italiani e stranieri che siano, che pagano a fatica le bollette e che, se non riescono a pagarle, essendo e rimanendo singoli debitori e non 420 in gruppo, non attirano l’attenzione non diciamo di un cardinale ma neanche quelle di un parroco…’